WE-Women for Expo: Banana Yoshimoto – Nutrimento per l’anima

at Takaezu Soba, an Okinawan noodle house, in ...

at Takaezu Soba, an Okinawan noodle house, in Urasoe, Okinawa (Photo credit: Wikipedia)

Izumo soba, a variety of soba named after Izum...

Izumo soba, a variety of soba named after Izumo, Shimane (Photo credit: Wikipedia)

isabella.diarioLunedì 29 giugno nello spazio Me and WE-Women for Expo di Padiglione Italia alle ore 20.00 in occasione delle Women’s Weeks ci sarà un’ospite speciale: la scrittrice giapponese Banana Yoshimoto.

Banana Yoshimoto è tra le 104 scrittrici che hanno preso parte al Novel of the World, il progetto di WE-Women for Expo, una lunga storia fatta di tante storie, racconti, riflessioni, memorie o ricette. Ogni storia parla di nutrimento, per il corpo o per la mente. E ogni storia porta il lettore in un Paese e in una lingua diversi.

Durante la serata a Expo Milano 2015 Banana Yoshimoto leggerà in lingua giapponese il suo racconto “Nutrimento per l’Anima”, ispirato da una delicata esperienza personale, che traspone in un’emozionante narrazione il rapporto tra il cibo per il corpo e il cibo per la mente, tra ricordi e nuove consapevolezze. Amo i libri di questa scrittrice. Fin dalle prime righe ti prende una specie di ipnosi, che ti estrania dal mondo esterno. Domo arigato   (どうもありがとう, Dōmo arigatō)
Sentirla leggere deve essere un’esperienza davvero unica! Non perdetevi questo incontro!

“Quando mio padre versava ormai in uno stato di parziale incoscienza, per due volte di fila mi ritrovai a letto con l’influenza. Avevo la febbre a quarantadue e non riuscivo né a stare in piedi né tantomeno a camminare.
    Il desiderio di mandare giù qualcosa era stato spazzato via dalla tristezza per l’imminente scomparsa di mio padre, e quando pure provavo a mangiare non sentivo alcun sapore.
    Stentavo a crederci, ma non riuscivo neanche a tenere in mano la pentola per cucinare, mi sembrava pesantissima. Non mi era mai successo prima.

    Anche mia sorella, che in quelle circostanze veniva sempre a prepararmi da mangiare, era malata. Nella stagione più fredda dell’anno me ne stavo a letto, congelata e con lo stomaco vuoto, ma non ci pensavo. Non me ne importava. Mio marito si preoccupava per me, di ritorno dal lavoro si fermava sempre a comprare qualcosa, ma proprio non ce la facevo a mangiare. 

Soba noodles

Soba noodles (Photo credit: Wikipedia)

    La prima volta che riuscii a distinguere un sapore fu quando la madre di una mia amica si premurò di mandarmi della zuppa di miso con verdure e carne di maiale. In un solo istante sentii il calore avvolgermi lo stomaco: era squisita. Il pensiero che la mia amica fosse cresciuta con quella zuppa di miso mi toccò profondamente, provavo gratitudine per la sua volontà di condividere con me la fonte della sua energia.
    Quella volta, insomma, avevo ricevuto una parte di “energia della mamma di qualcun altro”.
    Per loro doveva essere un sapore quotidiano, scontato, tutto fuorché speciale. Ma di sicuro faceva parte dei loro corpi, riusciva a farli sentire a casa, era il sapore su cui avevano sintonizzato le loro anime.
    Quella non era la mia casa, quindi non potevo provare nostalgia. Ciononostante, ogni volta che richiamo alla memoria quel sapore, mi viene un po’ da piangere. Il modo di affettare le verdure, la quantità di miso, l’intensità degli aromi. Tutto era stato preparato alla maniera di quella madre, e insieme a lei, un giorno, sarebbe svanito. Furono queste le mie sensazioni.
    Dopo aver mangiato la zuppa di miso cominciai a riprendermi e potei tornare a far visita a mio padre. 

Yamakake soba by spinachdip

Yamakake soba by spinachdip (Photo credit: Wikipedia)

    Però mangiavo ancora molto poco e mi sentivo sempre debole. 
paNelle vicinanze dell’ospedale in cui era ricoverato, c’era un famoso ristorante di soba. 
    Era un posto a me caro, ci andavo sempre con la mia famiglia quando dovevamo sottoporci ad accertamenti, o se c’era qualcuno a cui far visita.
    “Sono solo soba, dovrei riuscire a mandarli giù,” mi dissi, e cominciai ad andarci ogni volta, insieme al membro del mio staff che si era offerto di farmi da autista. Erano preparati nel modo più semplice: solo soba senza nessun altro ingrediente. Il loro sapore non era cambiato affatto da quando ero bambina. Il brodo era denso, i soba molto sottili. Io e il mio fidato assistente li mangiavamo con calma, chiacchierando e ridendo. La premura che dimostrò nei miei confronti era commovente, gli ero davvero grata per tutto il suo aiuto in un periodo tanto difficile.
    A un tratto pensai che, da bambina, non avrei mai immaginato che un giorno mi sarei recata in quel ristorante con una pena così grande nel cuore. 
    Allora c’erano sempre il papà o la mamma davanti a me. Ci andavamo anche tutti e quattro, con mia sorella, anzi, accadeva molto spesso. Consumavamo vari tipi di soba e intanto ridevamo, chiacchieravamo, litigavamo. Magari eravamo preoccupati per la persona a cui avevamo fatto visita e ne parlavamo. Adesso, invece, mi sentivo tremendamente sola.
    Ancora una volta, però, percepii dentro di me la spinta di una forza che non avevo mai visto né sentito prima. Accompagnerò mio padre nel suo ultimo viaggio, costi quel che costi. In quella solitudine assaporavo l’istante preciso in cui si diventa adulti. Su, adesso mangia. E poi va’ a trovarlo. Papà è ancora vivo. Devi fargli forza. 

Miyako soba -- a variation of Okinawa soba, fr...

Miyako soba — a variation of Okinawa soba, from Miyako Island, Okinawa. (Photo credit: Wikipedia)

    L’energia del buon cibo si trasformò in nutrimento per l’anima. È così che è andata, credo.
    In quel momento ho sentito ancora più nettamente il gusto del cibo.
    È accaduto perché non stavo mangiando come facevo sempre, per inerzia. Per una volta avevo cercato di sentire veramente il sapore di ciò che portavo alla bocca, di trarne energia. Lo stufato di mio marito, il gusto delicato del pad thai (spaghetti fritti alla thailandese) con poco olio che un amico ha preparato solo per me, vedendomi indebolita, nel suo ristorante thailandese, il brodo energetico, pieno zeppo di alghe konbu e pesce, dell’anziano e gentile signore che gestisce un piccolo ristorante di rāmen dalle mie parti. La dolce passata di pomodoro del ristorante italiano aperto dalla mia ex-segretaria, venuta appositamente a casa mia con la macchina per portarmela.

Zaru soba by spinachdip

Zaru soba by spinachdip (Photo credit: Wikipedia)

    Dietro a ognuno c’era il calore di un sorriso, l’affetto di un essere umano nei miei confronti.
    E poi mio padre se n’è andato, dopo di lui se n’è andata mia madre, e io sono ancora viva.
    Adesso, quando mangio i piatti di mia sorella, li condivido con il ricordo della nostra famiglia. Siamo soltanto noi due, sorridenti, ma è come se fossimo ancora tutti insieme.
    Forse è per via di quest’esperienza, ma da allora in poi, a prescindere dalle mode culinarie del momento, non ho mai più voluto mangiare piatti che non incontrassero il mio gusto, o preparati da qualcuno di cui non potessi vedere il viso.     Anche l’anima mangia. 

    Ed è proprio l’anima che voglio nutrire.

©2014 Banana Yoshimoto
Discoveries

(Traduzione di Gala Maria Follaco)

Cerca QUI il tuo viaggio in Giappone

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...