Una cena a base di…Riso e Leggende

peppino.foto “Le risa  di un bambino sono le fondamenta di una casa” – “Uteshi wa mtoto ni anga la nyumba” (Proverbio Swahili).

Stasera siamo a cena da Ahmed, il papà di Queeny, una bella bambina kenyota che va a scuola con Ciro.

Attraversiamo il paese, accompagnati da Queeny, che saltella canticchiando. E’ davvero allegra.

Ahmed, e tutta la sua famiglia, ci stanno aspettando!

Photo credits: http://digilander.libero.it/

Ci accolgono con entusiasmo. Jambo! Parlano tutti italiano….la casa è piccola, ma pulita.

In Kenya le famiglie tribali consumano il pasto stando tutti seduti su un’unica stuoia. C’è un grande unico piatto centrale e tutti si servono usando le tre dita della mano destra, ma stasera Ahmed si è fatto prestare tavolo e sedie.

Se nei resort, la cucina è prevalentemente italiana, i kenyoti mangiano soprattutto polenta (ugali) pesce, riso al cocco, patate stufate al pomodoro, pomodori freschi, frutta e,solo nelle occasioni speciali, carne alla griglia (nyama choma). Ovviamente stasera è un’occasione speciale, quindi la moglie di Ahmed ha preparato anche la carne alla griglia. !

Qui si usa moltissimo anche  il latte di cocco che viene messo un po’ su tutto: sui piatti di carne, di pesce, sulle verdure, perfino nelle minestre. Le verdure più usate sono i fagioli, le patate, i piselli, la cipolla. Le spezie sono poco comuni eccetto il peperoncino chiamato pili-pili. Assaggiamo tutto, ma io sono davvero attratto dal  Wali wa Nazi, un piatto semplice ma davvero gustoso e dal profumo inconfondibile di cocco.

Sembrano aver preparato un vero e proprio banchetto di nozze… io e Ciro ci sentiamo quasi a disagio. C’è persino il changaa, la birra fatta in casa con latte e miele. Ma è solo per gli adulti, ovviamente…

Dopo cena  il tavolo sparisce e ci si siede tutti in cerchio, ad ascoltare le leggende africane….

“Baba, racconta la  soria di Nyamgondho…. dai… baba…”

“Nel paese dei Gwassi, a Nyandiwa, viveva Mae, un vecchio e povero pescatore.

Mae era talmente povero, che spesso rimaneva senza mangiare. Cercava di procurarsi cibo pescando, ma quando buttava la sua rete nel lago, non tirava su abbastanza pesci da potersi nutrire. 

Ogni giorno Mae, per scaramanzia, prima di gettare le reti, sputava a est, pregando Dio:

“Dio, tu che sei il padre dei nostri padri, perchè mi hai dimenticato? Fammi essere felice come tutti gli altri!” Ma, per quanto pregasse, restava povero ed affamato. 
Una mattina, decise di provare nuovamente a gettare la rete, e tutt’a un tratto, sentì tirare!  Tirò, con tutte le sue forze, sperando che fosse un pesce grosso e pregustando il suo pasto…

Che delusione, quando nella rete trovò una vecchia! Decise quindi di ributtarla nel lago, ma la vecchia gli chiese di aiutarla e Mae, a cui la vecchia stava simpatica, la portò a casa sua e divise con lei quel poco cibo che gli era rimasto.

La vecchia, che si chiamava Nyamgondho, (che vuol dire “fuori dalla rete”) disse al pescatore: “Non preoccuparti, le tue preghiere saranno ascoltate!”

Mae non capiva. Il giorno dopo, al risveglio, trovarono intorno alla casa capre, pecore, galline.  Nyamgondho dissa a Mae: “costruisci un recinto” E Mae lo fece. La sua vita cambiò. Costruì una bella casa e i due si sposarono.

Mae ora stava bene e non aveva più fame. Sposò altre donne, ed ebbe molti figli.

Purtroppo cominciò a bere. Ubriaco, si vantava di ciò che aveva, gridando al mondo di essere il padrone di casa. Nyamgondho lo ascoltava, dispiaciuta per la sua mancanza di gratitudine. 

Mae diventava sempre più egoista e furioso. Un giorno Nyamgondho  disse: “tutto cio che è entrato in questa casa, secondo quello che ho desiderato, se ne vada…” e animali, donne, bambini, tutti in fila indiana, entrarono nel lago. Non rimase nulla in casa.

Mae si svegliò, e trovando la casa completamente vuota, capì il suo errore, e cominciò a disperarsi e a chiedere scusa. Ma era tardi. Rimase solo, appoggiato al suo bastone, a guardare il lago, sperando che tutti tornassero indietro.

Rimase lì, e alla fine si trasformò in un grande albero, solo, appoggiato al suo bastone….” 

La leggenda di Nyamgondho è parte della mitologia africana: storie che si tramandano oralmente di generazione in generazione. Storie che vedono protagonisti uomini, animali e il rapporto con la natura e che si tramandano oralmente di padre in figlio. Questa storia in particolare, mette in luce il valore sacro del lago come fonte principale di alimentazione e  le conseguenze delle cattive azioni da parte degli uomini.

Ahmed ci ha spiegato che l’albero sacro esiste davvero e che gli abitanti lo visitano spesso portando doni per gli dei del lago.  Vicino all’albero di Mae vi sono altri luoghi sacri della leggenda, dove è possibile pregare gli spiriti del lago. Si trovano resti fossili sulle rocce, che si dice siano le impronte degli animali e dei familiari del pescatore, e la casa di Mae, della quale restano solo i muri esterni.

Lasciamo la casa di Ahmed quando ormai è buio. Non sapevo più come ringraziarlo della bella serata…Le parole le ha trovate lui… Lala salama (“dormi in pace”)

Lala salama anche a te, Ahmed.

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