Alla scoperta del Lago di Giada

sofia.foto Caro diario, dopo aver visitato e raccontato dei due progetti di turismo sostenibile, mamma ha deciso di accompagnarmi durante il  mio viaggio … visitare le selvagge e sconosciute regioni del Nord del Kenya: deserti aridi abitati da tribù primitive e il “lago di giada”, il misterioso lago Turkana. Finalmente a-n-i-m-a-l-i !!!

Monte Kenya

Siamo partite di buon ora, dopo un breve incontro con la nostra guida locale, su automezzi fuoristrada, attraversando l’altopiano del Kenya a un’altezza di 2.000-2.500 metri, tra estese piantagioni di ananas, tabacco e cereali.

piantagioni di tabacco monte kenya

Raggiungiamo le pendici del Monte Kenya, la seconda vetta più alta dell’Africa, la cui vetta è alta 5.199 metri, di solito è coperta dalle nuvole, ma oggi siamo state fortunate. Il cielo è limpido e possiamo scorgerne la vetta. E’ il luogo ideale per gli amanti del trekking, anche se non è per tutti, ovviamente…Tutto si potrebbe dire, ma non certo che siamo in Africa… beh, non è il Vesuvio ovviamente…

Nanyuki Main Street Nanyuki

Dopo aver attraversato Nanyuki, un piccolo centro costruito durante l’epoca delle colonie, scendiamo dall’altopiano e, sempre procedendo su una buona strada asfaltata, arriviamo ad Isiolo, crocevia etnico del nord dove vivono popolazioni diverse anche di origine somale. L’ambiente si fa più pianeggiante e più desertico, una savana arbustiva in cui ogni tanto è possibile scorgere qualche piccolo villaggio Samburu. Visiteremo la Riserva  e, mamma ovviamente, si recherà in un villaggio Samburu… non vede l’ora…

 Riserva  Samburu

Ci siamo… eccomi finalmente nella Riserva Samburu, che prende il nome dal gruppo etnico che abita nella regione. Confina con altre due aree protette, la Riserva di Buffalo Spring e la Riserva di Shaba. Complessivamente queste tre riserve si estendono per circa 250 kmq e sono caratterizzate da un ambiente di boscaglia semi-arida e foresta rivierasca ricca di palme dum dato che si sviluppano lungo le rive del fiume Uaso Nyro.

Qui che gli ambientalisti e coniugi George e Joy Adamson hanno adottato e vissuto con Elsa la leonessa. La loro storia fu poi resa celebre dal romanzo autobiografico “Nata libera”, divenuto best-seller e seguito poi dal film omonimo!

Nonostante le dimensioni ridotte, il Parco comprende diversi habitat, ad altitudini comprese fra 800 m e 1230 m s.l.m. Oltre a sostenere una ricca fauna di elefanti, antilopi, gazzelle, zebre, leoni, leopardi, ippopotami e coccodrilli, è l’unica in Kenya dove vivono alcune specie di animali come: l’elegantissima giraffa reticolata, la zebra di Grevy dalle strisce sottilissime e l’antilope-giraffa o gherenuc.  Ecco un piccolo branco… “gerenuk”, è somalo e vuol dire “collo da giraffa”, in swahili  si dice swala twiga cioè  “gazzella giraffa”.

samburu giraffa reticolata al fiume

 

Grevy's_Zebra_Stallion  gerenuk

A differenza delle altre antilopi, non si nutrono di vegetazione bassa, ma delle foglie degli alberi. Da qui il loro nome di antilope – giraffa. Che emozione vederne una che si contorce per arrivare al cibo! Siamo fortunati a vederli così da vicino perchè solitamente i gerenuk sono timidi e difficili da avvicinare. Se spaventati, corrono con il collo abbassato in avanti, in modo da poter passare sotto i rami…..

 Oasi di Marsabit

Mamma è tornata dalla sua esperienza al villaggio Samburu, e me l’ha raccontata con emozione… così come io le ho raccontato del mio incontro con l’antilope – giraffa…

Oggi ci spostiamo seguendo la  “Transafrican Highway” che arriva fino in Etiopia. Eh, non fatevi ingannare dal nome… si tratta di una strada sterrata, in condizioni davvero mediocri… Raggiungiamo l’oasi di Marsabit, cioè  “il luogo del fresco”. Un’oasi verde, situata all’interno di un’antica caldera vulcanica che la isola dal deserto circostante.

L’oasi è abitata dalla popolazione Rendille, caratteristici nei  loro mantelli rosso brillante. Visitiamo l’insediamento di Marsabit e un altro cratere vulcanico prima di riaddentrarci nel deserto. Raggiungiamo Kalacha, un piccolo insediamento del popolo Gabbra ai margini del deserto di Chalbi. I Gabbra sono un’etnia di origine somala, pastori nomadi che vivono in una terra dura in cui l’ostilità dell’ambiente domina la vita di tutti i giorni. Sono originari dell’altopiano etiopico e percorrono enormi distanze con le loro carovane di cammelli alla ricerca di pascoli e punti d’acqua.

Camels water in Marsabit town that was hit wit...

 

 

 

 

 

 

 

 

rendille beauty

Pernottiamo in un semplice lodge, composto di costruzioni locali i locali tipo bungalow. La nostra guida ci spiega che questo complesso è nato da un progetto dell’Unione Europea per garantire un’addizionale fonte di reddito alla comunità locale dei Gabbra…. :).. mamma non vorrebbe più partire, affascinata da tutto ciò che vede, e, soprattutto dagli incontri con queste popolazioni…

 Kalacha – Deserto di Chalbi – Lago Turkana

Partiamo al mattino presto per l’attraversamento del deserto salato di Chalbi, la zona più arida e calda del Kenya. E’ ciò che rimane di un antico lago e il fondo biancastro, unito al riverbero del sole, crea in continuazione strani miraggi. A volte è possibile intravedere degli struzzi e degli orici, (non avevo mai visto un orice dal vero…..) unici animali selvaggi adattatisi a questo ambiente arido.

orice nel parco Samburu in Kenya

La pista  attraversa un deserto nerastro e all’improvviso ai nostri occhi appare, come un miraggio nel deserto,  il Lago Turkana….., conosciuto anche come“mare di giada”, o “mare di smeraldo”. Il nome deriva dal suo colore che –  grazie ad un’alga presente nei suoi fondali –  varia dal blu al verde giada. La nostra guida ci spiega che il lago Turkana arriva fino al confine con l’Etiopia, si estende per circa 300 km, ed è circondato da coni vulcanici. Lo sapevate che un tempo era collegato al sistema idrografico del Nilo, mentre oggi è è alimentato solo dal fiume Omo…?

Qui incontreremo il popolo Turkana…. ma questo ve lo racconterà mamma, sicuramente meglio di me…

 

 

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